Soumalia Sacko, l’eterna staffetta dei disperati.

Dal camion malmesso spinto per chilometri nella Milano del nostro benessere vola potente la voce di Caparezza con Vieni a ballare in Puglia. Suonano versi che denunciano lo sfruttamento, male fedele al potere e impietoso nei confronti degli sfruttati che, come vuole la storia, si danno il cambio. L’eterna staffetta dei disperati.

Vieni a ballare compare nei campi di pomodori
Dove la mafia schiavizza i lavoratori e se ti ribelli vai fuori
Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati in barattoli
Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli
Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati di essere figli di emigrati”

A cantare questi versi sono ragazzi giovanissimi che, a vedere con quanta foga urlano l’antifascismo, con quanta cura hanno preparato le insegne da brandire al corteo, fanno quasi tenerezza. Li immagini qualche ora prima, forse durante l’intervallo,  piegati su quel cartellone con il pennarello dalla punta grossa a scrivere in maiuscolo ciò che sognano, a precisare ciò che rifiutano, a lottare per qualcuno che non conoscono.  E sono aggraziati anche quando gridano smodati, quando cantano a squarciagola per combattere un potere che non li rappresenta.

Chi non canta è invece la comunità africana, visi malinconici e italiano traballante. Presenti in grande numero, hanno sguardi stremati; parlano di emancipazione e vivono l’emarginazione. E uniti nell’intento di emergere cercano l’attenzione della stampa: i più sicuri si improvvisano leader, dominano il microfono urlando il loro sdegno. Si legge fra le righe la paura di chi capisce di potere essere il prossimo e la sfrontatezza di chi si rifiuta di esserlo.

Ci sono poi sindacalisti di tutte le età, la sinistra che ancora scende in piazza, sudata sotto l’ombra rossa delle sue bandiere. Presenza importante in quanto è rivendicazione di diritti che non sono i propri.
Eredi di lotte invecchiate, essi lottano ancora rinnovando quel che si dice sia scomparso. Ed è bello vederli, armati di citazioni di Malcolm X, protestare per chi come loro protestava ed è morto.

Sacko Soumalia, sfruttato, umiliato, ucciso, viveva ieri nelle urla dei giovani, nel dolore dei connazionali e nelle bandiere dei sindacalisti.

Resta però in sottofondo un certo sconforto, l’amara consapevolezza di combattere oggi una lotta che si pensava vinta molto tempo fa. E ci si chiede allora quante manifestazioni, quanto proteste, quanti striscioni servano ancora perché a tutti gli esseri umani venga riconosciuto lo stesso valore. Quanti sfruttati dovranno ancora morire  perché si applichi finalmente ciò che così sapientemente nella Francia del 1789 era stato proclamato, ossia l’uguaglianza e la libertà di tutti gli esseri umani?